di Sandro De Angelis, Psicologo e Psicoterapeuta
Ogni giorno siamo bombardati da messaggi che ci promettono la stessa cosa: sarai più felice quando avrai di più. Una casa più grande. Una macchina più recente. Uno stipendio più alto. Un corpo più performante. Più produttività, più crescita, più profitto.
Eppure, nonostante l'abbondanza di beni materiali che caratterizza le nostre vite occidentali, i dati parlano chiaro: non siamo più felici. Anzi. I tassi di ansia, depressione e insoddisfazione cronica continuano a salire, in particolare tra i più giovani.
Qualcosa non torna. E la psicologia, negli ultimi decenni, ha molto da dire su questo.
La grande illusione della corsa al di più
Viviamo in un sistema culturale che ha trasformato la felicità in un traguardo da inseguire, sempre spostato un po' più avanti. Psicologi come Barry Schwartz hanno descritto il paradosso dell'abbondanza: più scelte abbiamo, più aumentano l'ansia da decisione e l'insoddisfazione per quello che abbiamo scelto, perché non smettiamo mai di chiederci se avremmo potuto scegliere meglio.
Non si tratta di pessimismo. Si tratta di capire come funziona davvero la nostra mente, per smettere di rincorrere un miraggio e iniziare a costruire qualcosa di reale.
Il flow: quando il tempo si ferma (e siamo felici davvero)
Uno dei contributi più illuminanti alla psicologia della felicità viene dallo studioso di origini ungheresi Mihaly Csíkszentmihályi, che per decenni ha studiato cosa accade nella mente delle persone nei momenti in cui si sentono davvero bene.
La risposta lo ha sorpreso: le persone riferivano i loro momenti di maggior benessere non durante le vacanze, non davanti alla televisione, non dopo un acquisto. Li riferivano mentre erano completamente assorbite in un'attività che le sfidava al livello giusto: un artigiano che lavora il legno, un musicista che suona, un insegnante che spiega un concetto difficile, un cuoco che prepara un piatto complesso.
Csíkszentmihályi chiamò questo stato flow — letteralmente "flusso" — per descrivere la sensazione di essere portati avanti dall'attività stessa, come trascinati da una corrente. In questo stato, il senso del tempo si dissolve, le preoccupazioni svaniscono, e il sé si espande invece di restringersi.
La scoperta fondamentale è che la felicità non è un'emozione passiva che ci accade, ma uno stato attivo che costruiamo. Non dipende da ciò che abbiamo, ma da come impieghiamo la nostra attenzione.
"La felicità non è qualcosa che si trova. È qualcosa che si crea."
— M. Csíkszentmihályi
La psicologia positiva: studiare ciò che funziona
A partire dagli anni Novanta, lo psicologo Martin Seligman diede vita alla cosiddetta psicologia positiva: un filone di ricerca che si occupa non soltanto delle patologie e delle sofferenze, ma anche dei meccanismi che consentono alle persone di prosperare.
Seligman propose un modello di benessere chiamato PERMA, che identifica cinque pilastri del fiorire umano:
- Positive emotions — emozioni positive
- Engagement — coinvolgimento, il flow di Csíkszentmihályi
- Relationships — relazioni autentiche
- Meaning — senso e scopo
- Accomplishment — realizzazione
Nessuno di questi cinque pilastri ha a che fare con il possedere di più. Eppure, guardando la nostra quotidianità, quanti di noi investono tempo ed energia proprio in queste direzioni?
Cosa dice la ricerca più recente: il "fiorire" umano è multidimensionale
Nel 2025 è stato pubblicato su Nature Mental Health il primo rapporto del Global Flourishing Study, uno studio senza precedenti condotto da Harvard e Baylor University su oltre 200.000 persone in 22 paesi di tutti i continenti. I risultati sono stati chiari su un punto: la felicità da sola non basta a misurare il benessere umano.
Il benessere autentico — quello che i ricercatori chiamano flourishing, "fiorire" — è multidimensionale: comprende salute, relazioni significative, senso e scopo, virtù personale, e sicurezza materiale di base. Ma soprattutto, ha evidenziato che le relazioni sociali e la fiducia negli altri sono tra i predittori più potenti del benessere, più della ricchezza economica individuale.
Il World Happiness Report 2025 ha sottolineato come condividere i pasti con gli altri e sentirsi parte di una comunità siano correlati al benessere più di quanto ci si aspettasse — e ben più del PIL pro capite.
Il paradosso dei paesi ricchi
Uno dei dati più inquietanti che emerge dalla ricerca contemporanea è che i paesi più ricchi non sono necessariamente i più felici. Il Global Flourishing Study ha mostrato variazioni sorprendenti tra nazioni: paesi a reddito medio mostrano spesso livelli di flourishing paragonabili o superiori a quelli delle economie avanzate, grazie alla forza dei legami comunitari, al senso di appartenenza, e a una cultura del tempo presente piuttosto che del tempo differito.
In altre parole: il mito della crescita infinita come garanzia di benessere collettivo si scontra con l'evidenza empirica.
Ma allora cosa rende felici davvero?
Integrando decenni di ricerca, possiamo tracciare un quadro abbastanza nitido. Le persone tendono a stare meglio quando:
Sono presenti in quello che fanno. L'attenzione è la nostra risorsa più preziosa. Portarla su ciò che facciamo — anche nelle attività ordinarie — genera un senso di coinvolgimento e soddisfazione che nessun oggetto può replicare.
Hanno relazioni autentiche. Non molte. Autentiche. La solitudine è uno dei fattori di rischio più documentati per la salute mentale e fisica. Ma non si tratta di quantità di contatti: si tratta di qualità della connessione.
Hanno senso e scopo. Le persone che percepiscono la propria vita come orientata verso qualcosa che conta — che sia la famiglia, un lavoro significativo, un'attività creativa, un servizio alla comunità — mostrano livelli di benessere significativamente superiori a chi vive in modo reattivo, trascinato dalle circostanze.
Sono coinvolte in attività sfidanti. Il flow non nasce dalla noia né dall'ansia. Nasce dall'equilibrio preciso tra le nostre capacità e la difficoltà del compito. Imparare qualcosa di nuovo, migliorarsi, creare: queste esperienze alimentano il benessere in modo duraturo.
Hanno sufficiente sicurezza materiale — ma non di più. La ricerca mostra che la relazione tra reddito e felicità esiste, ma si appiattisce rapidamente una volta soddisfatti i bisogni fondamentali. Oltre una certa soglia, più denaro non significa più felicità.
Una proposta diversa
C'è un'idea che circola nelle riflessioni più recenti della psicologia positiva — quella che alcuni ricercatori chiamano la "terza ondata" — e che merita di essere portata fuori dagli ambienti accademici: il benessere non è un affare solo individuale. È relazionale, comunitario, ecologico.
La felicità non si costruisce da soli, in competizione con gli altri, accumulando. Si costruisce insieme, in connessione, creando.
Questo non significa che le difficoltà della vita non esistano. Significa che forse stiamo cercando le risposte nel posto sbagliato — nello scaffale del supermercato, nell'ultimo modello di smartphone, nella promozione che arriva troppo tardi — invece che nei luoghi in cui la ricerca ci dice che le risposte ci sono davvero: nelle relazioni, nel senso, nel flusso di un'attività fatta con tutto se stessi.
Per concludere: la cicala aveva ragione?
C'è una favola di Esopo in cui la cicala canta per tutta l'estate mentre la formica lavora e accumula. La morale tradizionale punisce la cicala per la sua leggerezza. Ma cosa succederebbe se rileggessimo quella favola alla luce della psicologia contemporanea?
La cicala non era pigra. Era presente. Era immersa nel fare ciò che amava, senza rimandare la vita a un domani che non veniva mai.
La formica accumulava. Ma per cosa? E quando?
Non si tratta di smettere di lavorare o di ignorare il futuro. Si tratta di chiederci se stiamo vivendo — davvero vivendo — adesso. Perché la felicità, ce lo dice la scienza, non abita nel magazzino pieno della formica. Abita nel canto della cicala.
Sandro De Angelis è psicologo e psicoterapeuta. Riceve a Trofarello (TO). Organizza gli Aperitivi Psicologici presso la Caffetteria San Giuseppe di Trofarello e le Merende Psicologiche presso il Barrito di Torino — incontri aperti alla cittadinanza per parlare di psicologia in modo accessibile.
Riferimenti scientifici principali
- Csíkszentmihályi, M. (1990). Flow: The Psychology of Optimal Experience. Harper & Row.
- Seligman, M. E. P. (2011). Flourish: A Visionary New Understanding of Happiness and Well-being. Free Press.
- VanderWeele, T. J., Johnson, B. R. et al. (2025). The Global Flourishing Study: Study profile and initial results on flourishing. Nature Mental Health.
- Helliwell, J. F., Layard, R., Sachs, J. D. et al. (2025). World Happiness Report 2025. Wellbeing Research Centre, University of Oxford.
- Lomas, T. et al. (2025). Beyond happiness: The three waves of positive psychology and the future of wellbeing. Journal of Positive Psychology.
