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Capita spesso che una persona arrivi in studio dopo due o tre anni di rinvii. Non perché stesse male da due o tre anni, ma perché per due o tre anni ha avuto ogni volta una buona ragione per non venire
Le ragioni, di solito, si assomigliano tutte:
"Non sto abbastanza male, c'è chi sta peggio di me." "Non saprei neanche da dove cominciare a raccontare." "Costa, e non so per quanto tempo dovrei andare avanti." "Non ho tempo, con gli orari che faccio." "E se poi si apre qualcosa che non riesco più a richiudere?" "E se divento dipendente dal terapeuta?" "E se non mi trovo bene proprio con lui?"
A queste si aggiungono le frasi degli altri, quasi sempre dette in buona fede: dai che passa, parlane con un amico, fatti forza.
Le indagini nazionali raccontano più o meno la stessa cosa. La psicologia è ormai socialmente accettata, ma tra il riconoscerne il valore e varcare una porta resta un divario ampio: le due barriere più citate sono la convinzione di non averne davvero bisogno e il costo delle sedute, seguite dalla mancanza di tempo, dalle liste d'attesa del servizio pubblico e, ancora, dal timore del giudizio.
Nessuna di queste ragioni è stupida. Alcune sono perfino ottime. Questa pagina non nasce per rassicurarti né per convincerti che sono tutte paure infondate: nasce per dirti che cosa, concretamente, diventa possibile in un'ora.
Non c'è nulla da preparare. Nessuna scaletta, nessuna diagnosi da portare, nessuna storia da mettere in ordine cronologico prima di entrare.
Comincio io: mi presento, ti spiego come lavoro, quale approccio uso e che cosa puoi aspettarti. Rispondo a qualsiasi domanda tu voglia farmi sulla mia formazione, sul metodo, sul segreto professionale. Sono domande legittime, e il fatto che tu le faccia è un buon segno.
Poi la parola passa a te, con i tuoi tempi. Ti chiederò cosa ti ha portato qui. Non esiste un modo giusto di raccontarsi: puoi partire da un sintomo preciso, da una lite di ieri sera, da un malessere che non ha ancora un nome. Puoi anche cominciare dicendo che non sai da dove cominciare. Non è una battuta gentile: molto spesso è esattamente il punto da cui si parte.
Il mio compito, in questa fase, è ascoltare e fare qualche domanda mirata per capire il tuo mondo, il contesto in cui vivi e le risorse che hai già a disposizione, comprese quelle che non ti sembrano tali.
Verso la fine dell'incontro proviamo a mettere a fuoco insieme la difficoltà e a delineare una direzione possibile: cosa ti piacerebbe cambiare, come vorresti sentirti, che tipo di percorso avrebbe senso. Ti restituisco le mie prime impressioni professionali, con franchezza. E definiamo gli aspetti pratici: onorario, frequenza degli incontri, durata prevedibile. Parlare di soldi al primo colloquio non è inelegante, è onesto: sapere quanto costa e quanto può durare è ciò che ti permette di scegliere davvero.
Un solo incontro non risolve niente, e chi promette il contrario ti sta vendendo qualcosa. Però in un'ora possono accadere alcune cose che, da soli, quasi mai accadono:
dare un nome a ciò che finora chiamavi "sto strano", "sono giù", "non so cosa mi prende";
scoprire che il problema non è quello che pensavi: capita più spesso di quanto immagini, ed è quasi sempre una buona notizia;
vedere una logica dove ti sembrava di essere solo sbagliato: le soluzioni che hai messo in campo finora, anche quelle che oggi ti costano care, avevano un senso quando le hai adottate;
avere una direzione, che non è ancora una soluzione ma smette di essere un cerchio;
capire se sono la persona giusta per te, che è forse la cosa più utile di tutte.
"Non sto abbastanza male." Non esiste una soglia minima di sofferenza per avere diritto a un'ora di ascolto competente. La psicoterapia non è un pronto soccorso a cui si accede solo con l'urgenza: arrivare prima non è meno legittimo, è semplicemente più semplice.
"Ho paura di diventare dipendente." Un percorso ben condotto lavora fin dal primo giorno per la propria conclusione. L'obiettivo non è che tu abbia bisogno di me, ma che tu abbia meno bisogno di quello che oggi ti tiene fermo.
"Ho paura di stare peggio." Può succedere di attraversare settimane più mosse, quando si tocca qualcosa che era stato messo da parte a lungo. La differenza è che non le attraversi da solo, che hanno uno scopo e che di questo si parla apertamente, mentre accade.
"E se non mi trovo bene?" Dillo. La qualità della relazione tra le due persone sedute in quella stanza è uno dei fattori più solidamente associati alla riuscita di un percorso: è troppo importante per lasciarla al caso o alla cortesia. Se al termine del primo incontro senti che non sono io la persona giusta, non solo puoi dirlo: ti aiuto a orientarti altrove.
"Non ho tempo, non riesco a spostarmi." Gli incontri possono svolgersi in studio a Trofarello, a Torino oppure online. La logistica è un ostacolo reale, ma è anche l'unico di questa lista che si risolve con un calendario.
Al termine del primo colloquio non hai preso alcun impegno. Prenditi il tempo che ti serve per sentire se ti sei trovato a tuo agio, se ti sei sentito capito, se quello che ti ho detto ti è sembrato onesto. Iniziare una psicoterapia è una scelta profondamente personale e deve restare libera fino in fondo, altrimenti non regge.
Non esiste il momento perfetto per cominciare: esiste il tuo momento, e ha un modo tutto suo di farsi riconoscere. Se sei arrivato in fondo a questa pagina, con ogni probabilità è già arrivato. Il resto, a quel punto, è organizzazione.
Scrivimi per fissare un primo incontro — in studio a Trofarello, a Torino o online.
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Per la seduta da remoto potete entrare nella "stanza virtuale" che trovate cliccando sulla scritta o sull'immagine della poltrona. Per l'accesso bisogna aver concordato un incontro. Se non l'hai fatto puoi utilizzare i contatti per richiederlo.
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